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Giulio trascina un trolley in giro per il suo capoluogo di regione. E’ stato ospite da un gruppo di amici ma gli hanno detto che sarebbero arrivati i loro genitori e quindi lui avrebbe dovuto liberare la sua camera.
Gli hanno consigliato un hotel poco distante. Più che altro una pensione ad una stella dove poter dormire tranquillamente e non dover spendere troppo. Oltre al fatto che a Giulio gli alberghi, dopo il fatto di Milano di dieci anni prima non gli ispirano la stessa fiducia: troppa standardizzatura della vita dove si ospita anche ad alti livelli ma non si può imparare nulla.
Anche se proprio nulla i grandi alberghi non insegnano.
Ci fu la volta in cui Giulio fece un viaggio, dopo la laurea e dopo aver raccolto diecimila follower per il suo blog contro il gioco d’azzardo, per raccogliere più informazioni possibili sui giocatori e sul loro muoversi tra i tavoli verdi. Prese residenza lungo la Strip a Las Vegas, in un albergo di lusso con casinò, e spinto dalla curiosità si mise a giocare anche lui, dopo tanto tempo dai gratta e vinci.
In quel caso non c’era nessuna signora che gli dicesse o lo guardasse in modo da fargli capire che quello che stava facendo era sbagliato, che non c’era futuro in quel modo di fare.
Giulio poté pagarsi, con le vincite fatte, una suite dell’albergo. E stette nel casinò tre settimane cambiando camera cinque volte, vista l’altalena delle vincite e delle perdite.
Senza accorgersene fece la fine della sua nonna, con tanti debiti per cui non c’erano storie. Infatti tra i tavoli da gioco trovò quello che in italiano viene chiamato strozzino, cravattaro. In pratica uno che presta soldi sotto pegno.
Giulio si impegnò tutto il suo impegnabile possibile, cioè i soldi e i beni con sé in viaggio e faticosamente guadagnati negli anni della laurea lavorando in lavori trovati uno dopo l’altro e in cui si dimostrava capace e tenace.
Tra ori e beni di consumo dilapidò diecimila euro. E tutto venne consegnato immancabilmente ad ogni pegno, pagando la metà del valore della merce.
Adesso Giulio è solo al mondo. I suoi genitori sono morti e la casa di cui erano proprietari è finita alla banca visto che Giulio si è giocato anche quella. Il quartetto con Gigio e gli altri si è rotto perché Giulio ha chiesto soldi anche a loro, con dei pagherò regolari ma che i ragazzi hanno accettato in nome della vecchia amicizia.
Ha vagabondato da una casa ad un’altra alla ricerca di riparo per l’inverno. Ma l’inverno è finito e quindi la gente è stanca di sopportare un pilone portante di cemento della sala corse più grande della città.
Giulio era diventato, suo malgrado, il giocatore del libro.

Fine

Photo © www.gqitalia.it

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