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Franco aveva voluto che quel ragazzo facesse tutti quegli esercizi perché doveva acquisire il senso della fatica, dello sforzarsi per essere sempre migliore. Altrimenti si possono raggiungere dei risultati, ma potrebbero essere migliori se ci fosse un briciolo di sforzo in più.
Quel ragazzino lo guardava in attesa di una risposta. E Dario ebbe una idea. Prese il ragazzo e gli disse che se gli prometteva di non dirlo a nessuno gli dava la risposta.
Il ragazzo guardò Dario e dapprima non sapeva cosa pensare. Ma quando capì che Dario voleva accontentarlo gli rispose di si. Allora Dario gli confessò di essere Darioone e gli fece fare un selfie con il cellulare del ragazzino a cui fece, con il correttore di immagini del cellulare, un segno di autografo per renderlo unico.
Il ragazzino prese il cellulare dalle mani di Dario ed ebbe la promessa che non lo avrebbe detto a nessuno. Ai suoi amici avrebbe detto di essersi sbagliato.
Dario riprese a gustarsi il suo panino, naturalmente dando occhio all’orologio sul cellulare per non essere in ritardo per le altre cose della giornata, e una donna gli si avvicinò sedendosi davanti a lui.
“Ma tu non sei Darioone?”
Anche la donna lo aveva riconosciuto.
Anche con lei fece la stessa cosa del ragazzino. Solamente lei voleva un autografo sulle tette e Dario le disse che proprio non se la sentiva. La ragazza protestò, in un primo momento. Ma capendo che Dario non era il tipo, visto che gli aveva proposto un autografo sul braccio al posto di quello che voleva lei, si accontentò di un selfie a cui Dario fece lo stesso lavoro di quello fatto al ragazzino.
Dopo che la donna se ne fu andata, Dario si sentì troppi occhi addosso. Molto probabilmente lo avevano riconosciuto anche altri e volevano un ricordo di lui in quel locale.
La prima cosa che Dario fece fu di finire il panino più in fretta possibile, in modo di poter andare via e rintanarsi nel suo paradiso della ferramenta in cui nessuno lo conosce. Ma due ragazze non gli diedero il tempo di dare un morso al panino che subito gli si avvicinarono e gli chiesero l’autografo sul cellulare.
A questo, Dario si sbrigò ad accontentare le due ragazze e buttò via tutto il cibo che aveva sul vassoio. Prese l’uscita e se ne andò, portandosi dietro un codazzo di ragazzi che volevano tutti il suo autografo.
La notorietà, alla fine, gli era arrivata. Ma non si immaginava fosse tutto questo caos. Lui voleva solo essere riconosciuto e poter dimostrare a suo padre che un computer non è un oggetto del diavolo. Che lavorare la terra non è la sola cosa che conta. Che non si è obbligati a fare quello che facevano i genitori e prima ancora quello che facevano i nonni. Insomma: una vita non sotto forma di condanna.

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