Il racconto di Dicembre–Pagina 1

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“Perché vuoi andare in pensione? Non ti piace lavorare con me?” disse il signor Tazio, mentre i due stavano gustando il pranzo di mezzogiorno nel bistrot dall’altra parte della strada.
“Mi capisca signor Tazio! Io oramai non ci vedo quasi più… Ho bisogno di smettere di lavorare” disse Iolanda nello stesso tempo in cui stava divorando la sua insalata mista con i ravanelli e le carote a filetti sottili. Il signor Tazio fece molta fatica a capire quello che lei diceva mentre masticava il suo boccone.
“Se si tratta di soldi sai che con me sfondi una porta aperta…” continuò il signor Tazio mentre gustava il suo brasato di manzo con le patate.
“Glielo ripeto: non ce la faccio più!” disse Iolanda fermandosi dal mangiare. “Ma non per lei, e questo dovrebbe saperlo. Io sono vecchia…”
“A 60 anni? E cosa dovrei dire io che ne ho venti più di te?” fece il signor Tazio con fare spiritoso.
Iolanda lo guarda davanti e gli risponde: “Lasciamo perdere… Spero che lei se lo ricordi quel colpo che le è preso per quella settimana in cui dovette lavorare giorno e notte pur di evadere l’ordine dalla Cina…”.
Tazio la fissa e si infuria con lo sguardo: “Non è stato un colpo! Era solo una indigestione!”
“Si, vabbè…”
“Ma lo hanno detto anche i medici che non ci capivano niente…e che io dopo la visita ero fuori pericolo”
“Signor Tazio, io non voglio cambiare discorso, ma la questione rimane. Io ho raggiunto una età e ho delle condizioni fisiche per cui non posso più lavorare. Ho sopportato fino alla pensione, ma adesso devo proprio smettere”.
Il signor Tazio non la guarda più. Quelle parole o avevano completamente avvilito. Perché se una signora poco più giovane di lui, se non sottolineabile come di una generazione dopo la sua, si considerava vecchia lui era tranquillamente un soggetto da buttare. Eppure lui il suo lavoro lo ha sempre affascinato e appassionato. Ogni volta che veniva a sapere di mostre orafe, di nuove creazioni correva a vederle e a studiarle. Magari per riprodurle per suo conto.
Non si poteva evitare di definirla una bottega orafa che principalmente campava di riparazioni e di lavori su commissione. Ma certi lavori esposti non avevano la premura di starsene nella vetrina, tanto erano belli. In molti dicevano che il signor Tazio era molto dotato ed era degno figlio di suo padre, anche se adottivo.
Dopo le parole di Iolanda il pranzo continuò triste e molto piatto. Con i due commensali occupati a svuotare ognuno il proprio piatto.
Finito di mangiare si bevvero un caffè bollente, come solo quel bistrot sapeva fare, e se ne tornarono al negozio a mettere a posto per l’arrivo dei vari clienti. Iolanda spazzava con cura, pur passando di tanto in tanto l’aspirapolvere ma

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