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lutto
La vedova, a sentire quel leggero e inizialmente accennato astio della vicina di negozio, decise che più avanti avrebbe fatto qualcosa per il suo compianto marito. E madre e figlio presero l’usanza di listare a lutto il negozio ogni anniversario della morte. E andare alla tomba, che altrimenti non avrebbero mai visto durante l’anno, a piangere un poco quel loro scomparso.
Tazio aveva oramai ben dieci anni di servizio da quando era rimasto solo con la madre nel negozio. Ne sono passati altri venti in aggiunta, in cui i due hanno portato avanti la baracca per vedere la dipartita anche della donna. Oramai anziana signora con le lenti degli occhiali spesse un centimetro. Ma attaccata a quella bottega con le unghie e con i denti. Dove aveva passato i suoi anni più belli insieme al marito.
Questa volta non ci fu bisogno di sofferenze o spese mediche: una notte la donna, con il sorriso sulle labbra, spense il suo respiro e non riuscì nemmeno a salutare il figlio, così orgogliosa di lui e dell’averla aiutata nella sua vita pur essendo, alla fine della questione, una perfetta estranea.
Tazio non ce la fece a proseguire nel lavoro come successe per la morte del padre adottivo. Chiuse un paio di giorni, lasciando al negoziante affianco l’incarico di dire alla clientela alla ricerca del proprio prezioso che tutto era posticipato di qualche giorno, aggiungendo le scuse del negozio.
Tazio era nuovamente solo al mondo.
Ma diversamente da quando era un bambino adesso aveva un mestiere in mano e un luogo dove vivere. Decise che vi si sarebbe aggrappato con tutte le sue forze.
Non tolse l’usanza di listare a lutto il negozio per la morte dei genitori. E rispettivamente, anno dopo anno, si ripetevano la visita al cimitero e la serranda abbassata con il drappo nero.
Quando la madre morì, Tazio aveva trent’anni di servizio, tra l’essere un bambino di negozio e un orefice lavoratore. E già venti di esperienza lavorativa diretta, senza intermediario il padre che possa aiutare quando non ci si arriva a qualcosa. E di questi anni si fece forza insieme alla forma artigianale che il suo lavoro aveva da sempre assunto. Tutto quello che gli mancava era una donna accanto.
Ma non come compagna di vita. Gli serviva una signora fidata che gli tenesse a bada il negozio e la clientela. Una donna che fosse completamente obbligata a vivere la vita di una commerciante senza accampare pretese di nessun genere. Perché lui ad avere una moglie non ci teneva. Il suo lavoro di artigiano orafo era la donna che aveva deciso di sposare fin da ragazzo. Lui aveva bisogno, in quel momento, di qualcuno che facesse come aveva sempre fatto sua mamma, o almeno una parte di quelle attenzioni. E principalmente, si era sempre detto, devo tutelare la mia vita. Io sono solo, si ripeteva. E se la vita per l’ennesima volta mi ha lasciato solo vuol dire che devo rimanere solo.

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