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Assegno
Naturalmente, pur se ricca, la signora aveva la sue precauzioni. Disse che voleva sapere preventivamente la cifra da sborsare così da autorizzare la sua banca al pagamento dell’assegno.
Non diede subito l’assegno a Filippo. Aspettava che il signor Tazio facesse un preventivo di quello che sarebbe stato necessario spendere per il gioiello. Da bravo conoscitore della materia, Tazio calcolò al grammo quello che serviva, pescando da opere orafe che aveva abbandonato nel retro e che, anche se fatte girare dalle sapienti mani di Filippo, non venivano vendute. Alcune cose le avrebbe dovute comprare, ma pur con qualche acquisto e la manodopera all’incirca si andava su mezzo milione.
La donna ebbe un certo spavento, a sentire quella cifra. Soprattutto dopo aver comprato poche decine di migliaia di soldi di preziosi in quella puntata nel negozio. E aver riempito, con quei preziosi, mezzo sacchetto di carta di scatole e scatoline.
Ma dopo aver visto il progetto, e Filippo guardarla con quello sguardo di sfida tipico dei pistoleri del West, che fanno a gara a chi vince, non si perse d’animo. Compilò l’assegno con la cifra centomila di anticipo, e disse che  il resto sarebbe stato saldato alla consegna.
Tazio non stava in se dalla gioia nel veder riciclare tutto quell’oro invenduto e tutte quelle pietre che poteva rimettere in circolazione pur se di tagli fuori moda. Non esultò vistosamente davanti alla signora, per non sembrare quello che non voleva apparire. Aspettò che Filippo, con tutta la maestria e tutto il tatto possibile, accompagnasse la signora alla porta e chiudesse accuratamente la porta dell’ingresso.
Dopo un minuto esplose la contentezza del titolare, che si mise a saltare e a gesticolare con foga. Il commesso guardava quel signore anziano, sempre composto, agitarsi e fare dei balletti. Praticamente un uomo mai visto da quando lui lavorava nel negozio.
Il signor Tazio fece la sua scena per un minuto abbondante, cioè fino a quando non sentì tintinnare il campanello della porta d’entrata e vide entrare due clienti abituali per ritirare delle riparazioni. Quando i signori lo videro agitarsi in quel modo lo guardarono in modo strano. Il signor Tazio si dileguò dalla situazione dicendo che stava facendo stretching da troppo stare seduto nel laboratorio. I signori, conoscendo l’artigiano da diverso tempo, non fecero troppe indagini e lo salutarono tranquillamente quando si ritirò nel retro bottega.
La giornata, dopo quel colpo gobbo, proseguì elettrizzata tanto per il signor Tazio quanto per Filippo. Il primo era contento per aver raggiunto il suo scopo di una pensione tranquilla, con quella ultima ordinazione, se cosi poteva chiamarla, che avrebbe fatto man bassa nel caveau del retro di tanto materiale altrimenti da riciclare senza sicurezza. Il secondo, oltre di aver ottenuto una referenza ottima quale commesso di negozio, non stava in se dalla gioia di

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