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stancante. E per la maggior parte quello che aveva a che fare con la clientela più rognosa era il suo titolare. Una piccolissima percentuale sia chiaro. Le lezioni di oreficeria del signor Tazio avevano sortito il loro effetto. E qualche mese dopo la scomparsa di Iolanda, lui era capace di avere a che fare con chiunque. Dal truffatore fino all’esperto.
Nel suo letto, finito di cenare, Filippo non riusciva a dormire. Non pensava ad altro che a cercare una soluzione ai suoi problemi.
E alla fine arrivò ad una conclusione: doveva fregare il signor Tazio.
Il problema era come.
Ci volle il giorno successivo, dopo un buon sonno ristoratore, e fu presa la decisione di mettere in atto un simile piano: fare le scarpe al signor Tazio sull’affare del gioiello De Revioli.
La signora, infatti, finito il soggiorno in città, prese armi e bagagli e si spostò nella sua successiva tappa di ispezione degli impianti ereditati dal marito defunto. Si trattava del capoluogo di provincia distante un paio di ore dalla città. Secondo quanto detto a Filippo, sarebbe rimasta una settimana nel capoluogo. E avrebbe voluto che il gioiello fosse pronto prima della sua partenza successiva per gli Emirati Arabi per motivi di affari. Cioè dopo il soggiorno nel capoluogo. Filippo fece ben presente al suo titolare questo particolare, il quale non perse tempo e si mise a fare i bagagli per andare a comprare metallo e pietre preziose mancanti.
Per non sembrare contrario al portare a termine la missione del gioiello, Filippo propose al signor Tazio di fare un ordine via internet. In quel modo non avrebbe dovuto spostarsi più del dovuto. L’artigiano ascoltò il consiglio del suo commesso e iniziò a stilare un elenco di tutto quello che serviva al gioiello della signora. Alla parte computer avrebbe pensato Filippo.
Da quel momento iniziò un doppio lavoro. Da una parte Filippo cercò di diradare tutti gli impegni di riparazioni da parte dei clienti più piccoli, con l’autorizzazione del titolare di non far pagare la manodopera come compensativo del ritardo. Ci fu una piccola fetta di scontenti che andò nel negozio a ritirare alcune cose ancora da riparare. Ma per la maggior parte accettarono le condizioni dettate al telefono dal commesso.
Finite quelle telefonate, ne iniziarono altre con cui si tempestava l’agenzia di preziosi allo scopo di reperire il necessario. Il prezzo non aveva importanza, pur se relativa, visto che il guadagno sul gioiello completo sarebbe stato molto importante.
I vari corrieri, dal giorno dopo in poi la serie di telefonate, fecero la spola avanti e indietro per consegnare i pezzi del gioiello. Il signor Tazio ci mise tutto l’impegno di cui era capace, oltre a prendere tempo dai pasti saltati, su cui Filippo metteva una pezza portando in laboratorio dei panini al titolare a intervalli regolari. Perfino la sera fino a tardi lavorava a quella creazione,

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