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l’orefice. Filippo non lo sentiva nemmeno rientrare verso le tre di notte nella sua camera, che passava dal corridoio da cui si accedeva anche alla stanza di Filippo. Intanto pensava come fregare l’orefice e intascarsi lui tutti quei soldi del gioiello.
Il quarto giorno di lavori il signor Tazio ebbe presso di se, anche se chiusi nel caveau, tutti i gioielli e il materiale per creare il pezzo per la signora De Revioli. E sarebbe stato un problema non averli avuti, visto che tutto il lavoro possibile con i materiali che aveva lui era già stato portato a compimento.
La sera del quinto giorno, visto che era già avanti con il lavoro, decise di ritornare a cena insieme al suo commesso. Filippo si stupì del fatto che il principale era ritornato su a mangiare. Tra poco lui sarebbe sceso nel laboratorio a portargli un te con dei biscotti e delle fette biscottate e marmellata. Vedendolo arrivare, ebbe un lampo di genio.
I due mangiarono e parlarono del più e del meno di come stavano andando le cose. Il signor Tazio disse al suo dipendente che entro la fine della serata avrebbe finito il gioiello. E Filippo ebbe l’idea che gli era mancata.
Avrebbe incendiato il negozio nascondendo il gioiello al riparo, in un posto sicuro. E poi, invece di andare per conto del signor Tazio, sarebbe andato per conto proprio vendendo il gioiello ad un prezzo più basso, intascandosi tutta la cifra.
La cosa di cui preoccuparsi sarebbe stato reperire la benzina per incendiare il negozio. Gli venne alla mente di far saltare la bombola del gas usato per ossidare i gioielli, ma lui non voleva dei danni troppo grossi. Con il rischio che il gioiello potesse danneggiarsi. Perché per rendere credibile la messa in scena il gioiello il signor Tazio lo doveva lasciare dentro il negozio. Altrimenti ci sarebbero stati dei sospetti e il primo a cadere accusato sarebbe stato lui con la motivazione che si sarebbe trovato, poi, senza lavoro.
Filippo avrebbe dovuto agire con circospezione. E soprattutto non creare danni irreparabili a se, in quanto possibile accusato, e al negozio che avrebbe custodito il gioiello. Oppure avrebbe potuto nascondere il gioiello e scappare quando il negozio avrebbe preso fuoco. Perché il fuoco sembrava essere il danno migliore a cui fare affidamento.
Si decise per questo ultimo piano.
La sera del quinto giorno, quando l’orefice salì in casa alle due passate, Filippo, sentendo il titolare andare in camera, si risolse che avrebbe portato a termine in quel momento il suo operato. Aspettò un quarto d’ora che il principale si addormentasse nel suo letto, ancora con il grembiule da lavoro, e partì alla volta del primo benzinaio disponibile con la tanica d’emergenza che teneva nel bagagliaio della sua macchina.
Fare benzina non fu facile, perché dovette aspettare un po’ il primo cliente dell’automatico notturno disponibile a cambiargli una banconota da cinquanta

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