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in pezzi più piccoli. Ma passarono due persone prima che lui si risolse di fare benzina prima per la macchina e poi per la tanica. Evitando di cambiare i soldi e forse lasciando del carburante pagato ad un perfetto estraneo dopo di lui.
Non appena preso il carburante, tornò alla bottega orafa e cercò di pensare come organizzarsi per rubare il gioiello e sembrare un vero e proprio ladro.
Pensa che ti ripensa, aprì la saracinesca motorizzata con le sue chiavi della bottega e trafugò il gioiello, tralasciando i propositi incendiari. Doveva sembrare il furto di un ladro che eventualmente gli aveva rubato le chiavi dalla tasca il giorno prima per la strada.
La notizia del gioiello, nel quartiere, era volata pian piano di bocca in bocca. Infatti il via vai di clienti nella bottega del signor Tazio era diminuito. E i quartieranti si erano chiesti il perché. Fu il signor Tazio a dirlo, il quarto giorno, ad uno dei negozianti vicini, mentre faceva due passi per sgranchirsi le gambe sulla strada.
Di li in poi, la voce sarebbe certamente volata a qualche malintenzionato. Era la cosa su cui Filippo faceva affidamento.
Alla fine la benzina non sarebbe servita. E la mise in macchina.
La mattina dopo, il signor Tazio andò nella bottega, dentro il laboratorio, e vide che la parure non c’era più. Oltre a questo vide la saracinesca spalancata e la porta senza segni di scasso.
Un ladro certamente.
Tazio andò a svegliare Filippo. Ma in camera non c’era nessuno.
La prima cosa a cui pensò fu che aveva trafugato lui il gioiello.
In camera da letto tutto era al suo posto. Tranne per la mancanza dei vestiti e delle chiavi della sua macchina. Si sarebbe aspettato un biglietto anche solo per essere mandato a quel paese. Ma non trovò nulla. Come se non ci fosse una parola per lui.
Una grande delusione riguardo Filippo calò sul suo animo. E insieme a quella la ulteriore delusione di aver faticato tanto per non guadagnarci nulla.
Non chiamò la polizia. Non voleva poliziotti che potessero fare dei danni a quel ragazzo. In fondo, si disse il signor Tazio, lo stavo per mettere in mezzo ad una strada. Si sarà preso il gioiello come buona uscita.
L’orefice andò in cucina e si preparò il caffè per la colazione come se fosse una giornata qualsiasi.
E riprese il suo lavoro delle riparazioni come se non fosse successo nulla, al pari di tutti gli altri giorni.
Filippo, dal canto suo, stava nel frattempo viaggiando con la sua macchina verso la città dove soggiornava la signora De Revioli. Aveva falsificato la scrittura del signor Tazio, vista diverse volte, descrivendo i lavori per creare il gioiello. E aveva gonfiato il prezzo di qualche decina di migliaia, così da

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