Pagina 18

Viaggio-in-macchina
aggiungere un poco di guadagno se nel caso la signora avesse fatto valutare il gioiello da un orefice. Voleva essere preciso.
Non voleva rovinare la reputazione del signor Tazio facendo troppo guadagno su quel lavoro.
E il non volerlo rovinare, pensiero dopo pensiero, lo portò al punto di vendere il gioiello alla signora facendo intestare i soldi al signor Tazio.
Durante il tragitto dalla città fino alla signora, infatti, Filippo ebbe di che riflettere. Il suo titolare gli aveva offerto una casa, un lavoro. Non c’erano mai stati grossi problemi con lui, e per certi versi Tazio lo trattava come un figlio. Lo aveva spinto a farsi una previdenza privata, a farsi dei risparmi, e tanti altri insegnamenti stile maestro-allievo. Filippo, insomma, era cresciuto tanto, insieme al signor Tazio. E in alcuni momenti gli avrebbe chiesto se poteva restare con lui dopo la chiusura del negozio, come suo sostegno alla vecchiaia.
Ma prima che glielo potesse chiedere, successe l’affare del gioiello. E tutto si programmò nella sua testa. L’istinto di sopravvivenza ebbe la meglio.
In quel momento, sulla macchina spinta a tutto gas verso quella città, Filippo si disse che quei soldi fatti extra ad un lavoro dignitoso anche se poco remunerato non valevano l’essere stato un giuda nei confronti del suo datore di lavoro.
Si decise di tornare indietro, dopo aver fatto tutto, alla sua vita di sempre. Ma non a mani vuote.
Fece pagare alla signora il gioiello con un leggero sovrapprezzo. E, uscito dall’albergo, riprese la sua macchina per tornare indietro, alla bottega. Come se non avesse mai smesso di essere il commesso del signor Tazio.
Il titolare, quando Filippo entrò nel negozio alle undici di mattina, era al banco di lavoro a armeggiare con un braccialetto. Filippo, nel varcare la porta, non sapeva come sarebbe stato accolto dal signor Tazio.
Salutò l’orefice con un “Salve, signor Tazio” e pose l’assegno di saldo accanto a dove si trovava la serie degli attrezzi di lavoro con calma e tranquillità, come qualsiasi altro gesto da commesso. Ma sotto sotto con una vergogna ed un imbarazzo impareggiabili.
Il titolare prese l’assegno e lo guardò. Il suo sguardo non era dei più felici.
Filippo prese posto all’entrata del negozio, come faceva tutti i giorni, e si mise a pulire la vetrina e il bancone. Come se fosse una giornata pari a tutte le altre, da qualche anno a quella parte.
Il signor Tazio posò l’attrezzo che aveva in mano, prese l’assegno e lo rigirò. Quasi cercasse qualcosa di strano o di diverso. Era un assegno identico a quello che aveva emesso la signora qualche giorno addietro. Solo la cifra era diversa, cioè più alta tanto dell’altro assegno quanto del preventivo al netto dell’anticipo. Non si capacitava di quello che aveva fra le mani. Era il suo biglietto per una pensione più che generosa. Ma una domanda lo tormentava: perché quel ragazzo aveva fatto una cosa del genere?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...