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cappuccino
abitualmente utilizzava di più di altri. E che raramente buttava via per scadenza. Il resto degli utensili per la casa li comprava in una grossa mesticheria lungo la strada del ritorno di casa, in città. E comprava solo quello che gli serviva di volta in volta.
Arrivarono le sette e mezzo al supermercato quando si mise in coda alla cassa. Al massimo per le otto sarebbe arrivato a casa, per vedere il tg. Per lui il telegiornale era una cosa sacra alla fine della giornata. Una tappa fondamentale di ogni giorno. E non voleva mancarlo. Ma in fila davanti a lui, senza averla vista girare per gli scaffali, stava Silvana, una collega di lavoro con cui ogni tanto scambiava due chiacchiere informali alla pausa caffè.
Non appena si videro si salutarono e si dissero che potevano prendere un cappuccino alla caffetteria del supermercato. Fu più lei a proporre che lui ad accettare, ma non si dissero nulla di strano per evitare il piccolo rituale al bar. E pagato il corrispettivo di quello che avevano nel carrello, si direzionarono verso il bancone e ordinarono.
Franco ci tenne a offrire le consumazioni, e Silvana non ebbe nulla in contrario dopo aver combattuto per pagarle come regalo di Natale al collega.
Si sedettero ad un tavolino della zona caffetteria, avendo vicino i rispettivi carrelli. Per un paio di secondi non si dissero nulla, mentre giravano lo zucchero preso dalle rispettive bustine. Guardavano i propri cappuccini reverenzialmente, quasi fossero l’unica cosa a cui aggrapparsi. Appena appoggiati i cucchiaini e assaggiato la bevanda, si misero a parlare contemporaneamente, come nella più classica delle gag comiche.
Al lavoro non era mai successa una cosa del genere. Molto doveva essere, si disse Franco, la neutralità della zona. E soprattutto il non aver un argomento di lavoro su cui fare conversazione, come alla macchinetta del caffè dell’ufficio.
Tutti e due si misero a ridere di gusto, ad un dato momento. E fu per Franco la risata liberatoria più piacevole mai assaggiata. Da qualche tempo a questa parte.
“Parla tu” disse Silvana dopo aver smesso di ridere in coppia con Franco.
“No, parla tu” le rispose Franco, mosso da gentilezza e ancora ebbro di quella risata di poco prima.
I due si rimbalzarono la palla per un paio di volte, quando si mosse Silvana a parlare.
“Non credevo tu fossi così alla mano…”
“Cioè?” chiese Franco.
“In ufficio sei sempre così professionale. Sempre legato al lavoro. Al di fuori sembri un altro! Ti sei pure messo a ridere…”.
Franco la guarda interrogativo.
“Chiariamoci: sul lavoro non sei un mostro…” riprese a parlare leggermente imbarazzata per la possibile gaffe Silvana. “Non potevo immaginare che avresti

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